martedì 3 luglio 2018
domenica 15 aprile 2018
Visita al Castello di Gradara 15 aprile 2018

Il castello di Gradara del 1150-XV secolo sorge a 800 metri nel comune di Gradara, in provincia di Pesaro e
Urbino, all’nterno del Castrum si trova la fortezza medievale (la rocca) e dall'adiacente borgo storico,
protetto da una cinta muraria esterna che si estende per quasi 800 metri,
rendendo l'intera struttura imponente. Gradara è stata, per posizione
geografica, fin dai tempi antichi un crocevia di traffici e genti. Durante il
periodo medioevale la fortezza è stata uno dei principali teatri degli scontri
tra le milizie fedeli al Papato e le turbolente signorie marchigiane e romagnole. Ma oggi ciò
che rende molto interessante la visita e attira tantissima gente è la storia di
Paolo e Francesca i due sfortunati innamorati che tanto hanno appassionato
scrittori, artisti, pittori e poeti. Infatti la leggenda vuole che la rocca abbia fatto da
sfondo al tragico amore tra Paolo e Francesca moglie di Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo, cantato da Dante nella Divina commedia. Il castello, di proprietà dello Stato
Italiano, dal dicembre 2014 fa parte dei beni gestiti dal museale delle Marche.
in ogni stanza un camino
stupenda sala rossa
nel museo sala delle torture
naturalmente c'è molto di più! Anna
La storia di Paolo e Francesca
C’era una volta una nobile
fanciulla chiamata Francesca…
Potremmo iniziare così il nostro racconto, ma non è una favola, bensì una
storia vera.
Paolo e Francesca sono due personaggi realmente
esistiti e non figure romantiche come Giulietta e Romeo nate dalla geniale
fantasia di Shakespeare.
Francesca da Polenta era figlia di
Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia “…siede la terra dove
nata fui, sulla marina dove ‘l Po discende…..” e lì viveva
tranquilla e serena la sua fanciullezza , sperando che il padre le trovasse uno
sposo gradevole e gentile.
Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la
mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giangiotto
Johannes Zoctus – Giovanni zoppo) che lo aveva aiutato a cacciare i Traversari,
suoi nemici. Il capostipite, Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o
il Centenario, concorda ed il matrimonio è combinato. Fu detto a Guido:
“-…voi avete male accompagnato questa vostra
figliuola, ella è bella e di grande anima, ella non starà contenta di
Giangiotto… Messer Guido insistette: – Se essa lo vede
soltanto quando tutto è compiuto, non può far altro che accettare la
situazione”.
Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti
signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno.
Mandarono a Ravenna Paolo il Bello“piacevole uomo e costumato molto”, fratello di Giangiotto. Francesca
l’aveva visto “…fu una damigella di là entro, dimostrato
da un pertugio d’una finestra a madonna Francesca, dicendole – madonna, quegli
è colui che dee esser vostro marito – e così si credea la buona femmina, di che
madonna Francesca incontamente in lui pose l’anima e l’amor suo…”
Francesca accettò con gioia ed il giorno delle nozze, senza dubbio alcuno,
pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente”
per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. “…non s’avvide prima dell’inganno, che essa vide la mattina seguente al dì
delle nozze levare da lato a sè Giangiotto…” Pensate alla sua
disperazione!
Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la
suocera, e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che
aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e
forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno!
Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perchè
aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse
degli incontri segreti tra Paolo e Francesca.
Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite
visite e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto.
Quest’ultimo che ogni
mattina partiva per Pesaro ad espletare la sua carica di Podestà, che per
maggior equanimità non doveva avere appresso la famiglia, per far ritorno a
tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e …mentre
leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse”
si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca!) proprio
in quell’istante Giangiotto aprì la oporta e li sorprese. Accecato dalla
gelosia estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che
sitrovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliasse in
un chiodo, dovette tornare indietro e, mentre Giangiotto lo stava per passare a
fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma…Giangiotto li finì
entrambi.
Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perchè macchiati di un
peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano
anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così
com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”.
Gli sventurati amanti vengono così immortalati da Dante nella Divina
Commedia – V canto dell’Inferno.
Nel corso dei secoli poeti, musicisti, letterati, pittori e scultori si sono
ispirati alla tragedia di Paolo e Francesca (da Pellico a D’Annunzio, da
Zandonai a Scheffer, ecc.) ed ancor oggi la loro storia d’amore, avvolta in un
alone di mistero, affascina migliaia di persone.
Da internet
giovedì 13 luglio 2017
Tre giorni a zonzo fra Marche e Umbria 7-8-9 luglio 2017

Giorno 8 partenza per Norcia e visita alla
Città, la prima cosa che colpisce è il silenzio, poche macchine, negozi chiusi,
muri crollati, macerie ancora da spostare e, incredibili impalcature per
sostenere alcune parti di strutture, non completamente crollate, come: Chiese, torri, campanili, edifici importanti.
Alle 9.30 ci
rechiamo al bivio con la provinciale 477 che porta a Castelluccio, sapevamo che
dovevano aprire alle 10.00. Grandi cartelli e sbarre non erano ancora stati
rimossi, poco dopo però, si parte, ma aimè, a circa metà percorso, altra
sbarra, si attende il Sindaco per l’inaugurazione dell’apertura.
Ok, ora si
va, la strada è ancora disastrata, in alcuni tratti si viaggia a senso unico
alternato.
Finalmente
si giunge al naturale balcone dove si scorge la sottostante Piana di Castelluccio.
Il cuore batte forte Castelluccio è là come un nido di rondine; da
questa distanza tutto sembra come sempre, lo spettacolo è lo stesso di tutti
gli anni: il piano grande spettacolare piano con la sua storia, i suoi fiori, i
cavalli, le pecore; ma quest’anno c’è qualcosa di diverso, non c’è gente, solo
alcune macchine salite con noi; sebbene io ami il silenzio, questo mi procura
una stretta al cuore.
I fiori ci sono, non tanti come gli altri anni, ma questo dipende solo
dalla siccità, si perché non bastava il terremoto per rovinare questa povera gente,
che, comunque, si sono impegnati a lavorare la terra poi a seminare, ci voleva
anche la siccità per completare l’opera.
Infatti i fiori sono tristi e sofferenti e le lenticchie si vede proprio
che hanno sete!
Percorriamo il piano grande, in auto, al bivio per Forca di Presta,
veniamo fermati e invitati a parcheggiare. A Castelluccio ci si arriva a piedi,
la gente di Castelluccio sta dimostrando coraggio e voglia di
ricominciare; infatti, coltivatori e commercianti, hanno unito le forze per
allestire uno stand.. dove si prodigano per preparare piatti con prodotti
tipici, questo per far si che al visitatore non venga a mancare una minima
accoglienza. Grazie Castellucciani!!! Le lenticchie con salsiccia erano davvero
squisite!!!
Ritorniamo poi all’auto e ci dirigiamo a Forca di Presta. Lungo il
percorso facciamo varie soste per fotografare campi di assetate lenticchie, dove dominano fiordalisi ed anche
alcuni papaveri. Niente a che fare con le fiorite degli anni passati.
Splendi cavalli al "piano grande"
Ripercorriamo il piano grande e ci dirigiamo verso Norcia dove sostiamo
per acquistare alcuni prodotti locali, avrei preferito cento volte poterli
acquistare a Castelluccio, come ho sempre fatto, ma quest’anno non è stato
possibile.
Lungo la strada per Todiano, transitiamo da Abeto altro paese fantasma.
Giorno 9 ci svegliamo presto,
vorremmo fare diverse visite. Prima sosta a pochi chilometri per visitare L’antica
Abbazia di S. Eutizio a Piedivalle, sorta accanto alle grotte di un antico
eremitaggio, nel comune di Preci fu il più importante centro spirituale e
temporale di tutta l’Alta Val Nerina, fino a quando nel corso del XIII secolo
cadde sotto l’influenza del nascente
Comune di Norcia. Era formata a Cittadella fortificata con torre campanaria ,
fontana, ampio
piazzale costruito nel 1599. Ci sarebbero state diverse cose da osservare
come: il ,portale della facciata del
1190, un rosone del 1236, l’abside rimaneggiata nel XIV secolo. L’abbazia
divenne famosa per le notevoli capacità mediche dei monaci; nel medioevo e nel
Rinascimento, almeno 30 Dinastie di Chirurghi formano l’albo d’oro dei
Preciani, ( agli interessati consiglio "internet digitando l'Abbazia di S. Eutizio, c’è molto di più da leggere): ma aimè la troviamo presidiata
dall’esercito, quindi solo foto esterne.
Quindi andiamo a Preci sperando di poter entrare nel centro storico dove
si trovano stemmi, memorie e iscrizioni
che esaltano quegli intraprendenti seguaci d’Ippocrate, ma niente da fare, l’ì c’erano
i Carabinieri e l'ingresso transennato!
Ripartiamo, raggiungiamo la S.S.209 della Val Nerina e sostiamo per visitare L'Abbazia (Lebrosario) di S. Lazzaro in “Valloncello”.“lu Cuniuntu”. La tradizione locale vuole che San Francesco abbia eretto “una casa” ove trovassero accoglienza quanti erano stati colpiti dalla lebbra, lasciando così all’umanità un messaggio di speranza e di vita, diretto a quelle persone che rimaste infette, erano costrette ad allontanarsi dalla società. "anch'essa l'abbiamo trovata diroccata".


Altra sosta a "Vallo sul Nera" quasi graziato dal terremoto, solo un paio di Chiese con pochi danni.
Non ci resta altro da fare che ritornare un po delusi, ma soprattutto spiacenti
e tristi per gli abitanti di quei luoghi
e per la distruzione di strutture medioevali che difficilmente recupereranno
interamente loro valore storico.
Alla prossima "Casrtelluccio" ritornerai in piedi e ci riserverai tante emozioni!!! Anna
mercoledì 24 maggio 2017
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