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sabato 15 marzo 2014

Valle del Savio - Monte di Careste

Giro ad anello sui colli di Sarsina
Varie popolazioni fin dai tempi più antichi, hanno colonizzato questi luoghi. Numerose  testimonianze del loro passaggio sono presenti nei Musei di Sarsina e Galeata, ed ancora oggi, per gli archeologi, non è difficile trovare reperti appartenenti alle antiche popolazioni. Villanoviani, Etruschi, Romani si sono succeduti nei secoli lasciandoci un patrimonio di enorme valore culturale. L'aspetto geologico poi, tutti lo possiamo toccare con mano. Alte pareti di marna e arenaria dove si distinguono perfettamente gli strati depositatesi sotto il mare nella notte dei tempi, ora sono lì ricche di fossili per la gioia dei nostri occhi. Il percorso: lasciate le auto vicino al piccolo cimitero di Turrito, si continua  sulla stessa strada e tenendo la sinistra;  poco dopo si incomincia a scendere. La prima casa che si trova è Ca' Sabbione, in completo stato di abbandono e totalmente avvolta dalle vitalbe. Si continua a scendere fino al fosso delle macchie. Lo si attraversa e si va sinistra, ore si sale su mulattiera dentro un bel boschetto, dove si possono vedere anche alcuni aceri campestri. Dopo pochi minuti, si volta a destra e, sempre su mulattiera, ora molto ripida e a tornati, si raggiunge il crinale.
Qui giunti, si volta a destra su sentierino dove la vista può spaziare sui monti circostanti e sulla diroccata casa di Castelnuovo dove un tempo esisteva anche il castello. Ora il sentiero diventa stradello e, in poco tempo, si arriva alla chiesa di Mangano.
Sulla costruzione, in mattoni e arenaria, ora in evidente stato di degrado, si possono notare alcune tracce architettoniche interessanti. Superata la Chiesa, il sentiero diventa strada ruspata che porta ad un bivio, dove si volta a destra.Ora (per fortuna) diventa nuovamente stradello, passa prima dentro a un bel boschetto, poi, costeggiando campi si arriva alle case di Pian di Meglio.





 La prima casa che si incontra è completamente avvolta da vitalbe.











la seconda, che rimane più in alto, si raggiunge dopo dieci minuti di cammino, non è in migliori condizioni.










Si continua su stradina ghiaiata fino alla carrozzabile, qui si va a destra. Ora lo scenario è veramente incantevole. Un affioramento verticale di arenaria lascia intravedere  numerosi strati sedimentatesi migliaia di anni fa sotto il mare della Tetide. Siamo ai piedi del monte Pietra. Si continua sulla carrozzabile e si raggiunge il monte di Careste dove un tempo sorgeva un castello. La prima notizia di Castrum Caresti risale  al 1216 allorchè era soggetto ai Guidi di Modigliana. Nel 1220 Federico II lo concedeva alla Chiesa Sarsinate dalla quale passava, nel 1270, ai nobili di Montesorbo. Dopo vari altri passaggi nel 1453 ne entrò in possesso il comune di Firenze.


L'imponente Chiesa  di Careste, situata proprio sotto il castello, è ancora lì a testimoniare che in un passato non troppo lontano, numerose persone, alla domenica, faticosamente salivano le ripida mulattiera per giungere alla grande Chiesa dedicata a S. Andrea. Si legge nel libro di Marino Mengozzi "la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea a Careste è situata su un monte alto e scosceso, dove tale è la forza del vento che la chiesa è stata costruita senza finestre e con una sola porta.Ciò nonostante il parroco talvolta deve celebrare a porta chiusa, perché il vento spegne le candele dell'altare. Gli altari sono tre, e vicino alla chiesa c'è la casa dove risiede il rettore, Don Lorenzo Alessandrini da Pastorale, di 46 anni circa, nominato l'8 aprile 1595 da Sarsina. Careste ha 24 famiglie, 164 anime".


Tornati sulla strada, poco dopo, sul lato destro, c'è la casa di Monte Corte; sede nel XVIII secolo della compagnia del S.S. Sacramento; successivamente abbandonata e saccheggiata, ora sono rimaste in piedi mezze pareti. In una di queste miracolosamente c'è ancora un pezzetto di intonaco dove sono dipinti simpatici elefantini e altri disegni. Una cosa rara, che a mio avviso sarebbe da salvare! Ma si sa come vanno queste cose...!!

Dopo avere percorso circa un chilometro e mezzo, si giunge al rifugio di Castellaccio. Lo abbiamo trovato sempre chiuso.


















Si prosegue sempre sulla strada, si oltrepassa la casa di Bazzano e dopo alcuni tornanti si giunge a Montalto.









Si segue lo stradello che ora gira decisamente a destra, si supera un cancelletto in ferro e poco dopo si giunge alla chiesa di S. Salvatore. la costruzione romanica, che la tradizione vuole costruita su un tempio romano dedicato a Platone, è restaurata in modo grossolano; il portale, tranne alcuni tratti delle colonnine e la bifora sono stati rifatti ex novo.  Ora è in stato di completo abbandono; il tetto è crollato.










Lasciata la chiesa, presso la quale si trova un'imponente roverella, si continua su stradello pianeggiante costeggiando il campo nel quale si trova il piccolo cimitero di Montalto. Si prosegue fino ad un ruscello, lo si attraversa e si giunge ad un cancello con filo spinato, lo si supera. Giunti al limite del campo, lo si costeggia sulla destra, per un buon tratto poi, voltando decisamente a sinistra lo si attraversa. Alla fine del campo è ben evidente la mulattiera da seguire ed in pochi minuti si giunge a Ca' Saiano; purtroppo anche questa completamente diroccata.
Ora si scende fino al margine del campo, si attraversa e si raggiunge la mulattiera, ben visibile, sul lato opposto, la si segue fino a giungere a Ca' Serraglio. Si prende lo stradello a sinistra della casa, all'inizio poco visibile, ma poi diviene bel sentiero panoramico. Giunti al primo bivio si va a sinistra e, poco dopo, al secondo bivio si va a destra. Il sentiero aggira il promontorio poi inizia a scendere. Giunti in piano si svolta a sinistra e, poco dopo, si raggiungono le auto.
Tempo: circa quattro ore
Difficoltà: nessuna                                                                              anna                         anna 



sabato 7 aprile 2012

Valle del Savio


Tranquilla camminata

Pensiamo ad un luogo dove poter fare una buona escursione senza doverci allontanare tanto; così la nostra scelta cade, di nuovo, sulla Valle del Savio. Giunti a S. Piero in Bagno ci portiamo sulla destra idrografica del Savio passando sul vecchio ponte a schiena d’asino. E' sempre emozionante percorrere questi antichi ponti che ci riportano indietro nel tempo. Parcheggiata l’auto poco più avanti, giriamo a sinistra in Via Michelangelo. Si inizia in salita. Dopo aver percorso un tratto  asfaltato, abbandoniamo la strada per deviare a sinistra per 
Ca’ di Gianni. Breve tratto di stradello ghiaiato; poi andiamo a destra, superiamo una sbarra e proseguiamo su stradello sterrato, fino a Ca’ di Gianni. Arrivati alla strada asfaltata  voltiamo a sinistra e appena superata la prima curva, l’abbandoniamo per salire a destra ed al primo bivio teniamo la sinistra fino al piccolo borgo 
“Ca’ I Piccioni”. Gruppo di tre case, di cui, su di una delle quali, si possono notare caratteristiche architettoniche interessanti. Andiamo a sinistra, superiamo un cancello e proseguiamo dentro ad un bel boschetto con prevalenza  di querce. Dopo un buon tratto ed avendo tenuto la destra, ad un bivio, arriviamo alla strada asfaltata che percorriamo fino al lago Pontini. 
Piccolo gioiello in mezzo al verde. Dopo avere percorso mezzo giro del lago in senso antiorario, poco prima della cascatella saliamo a destra e, poco dopo, arriviamo al 
“campo di tiro con  l’arco”, strano luogo dove vi sono piccole e grandi statue rappresentanti vari animali. Proseguiamo e giungiamo alla strada asfaltata, la seguiamo a sinistra. Trascuriamo le indicazioni, a destra, per S. Piero in Bagno ed, a sinistra, per S.Alberico e passiamo davanti alla bella casa di Rivoloni. Dopo un bel tratto di strada sterrata, superiamo una sbarra e dopo circa duecento metri scendiamo a destra. 






Come punto di riferimento, un abbeveratoio che rimane in basso rispetto alla strada. Lo raggiungiamo e, di fronte, vediamo la diroccata casa “ Ca’ Capanne”. Sull’aia ci sono due splendide querce. Dalla casa seguiamo il sentiero segnato  che, in breve, ci riporta sul sentiero dove c’è l’abbeveratoio. 











Andiamo a sinistra e, con vista sulla valle del  Savio, ci portiamo ai piedi di Poggio Pian dei Riti. Il sentiero principale lo aggira sulla destra ed una traccia in ripida salita, su roccette,  porta sulla cima. Giunti sulla sommità, che non è proprio una cima, bensì una lunga dorsale, scendiamo a sinistra, per circa cinquanta metri. Qui abbiamo trovato i segnavia che invitavano ad andare a destra ed anche la traccia diventava più evidente. Poco dopo giungiamo ad un bivio ed andiamo a destra, verso Bagno di Romagna. E’ un tratto con bella vista sia sulla valle del Savio, sia sulla valle laterale del Canapale.


Giungiamo poi a Poggio Vitine, dove è posta una grande antenna e dove giunge la strada sterrata che proviene da Bagno di Romagna. Seguiamo la sterrata fino alla prima curva a sinistra; poi, l’abbandoniamo per immetterci su largo sentiero, a destra, che si inoltra dentro al bosco. Proseguiamo su stradello più marcato che scende a Valmaiola. Anch’essa è una casa oramai abbandonata. Nel fondovalle si vede il bel paesino di Larciano Castello che raggiungiamo dopo essere passati davanti all'Oratorio. Seguiamo poi la strada asfaltata ed in breve siamo all’auto. Interessante camminata 




Tempo :        Ore 5,40 + le soste
Dislivello:      m. 493 in salita e in discesa
Lunghezza :  Km. 14 circa (sulla carta)
                                                                                                                                                                  anna
   

lunedì 20 dicembre 2010

PRESEPIO A ROVERSANO DI CESENA

Domenica 19 dicembre 2010 inaugurazione del Presepio
Roversano è una frazione del comune di Cesena. Comune autonomo fino al 1926. Sorge 7 km a sud della città su di un ripido colle a 179 m. sul livello del mare, alla destra idrografica del fiume Savio.
Castrum Roversani, di origine medioevale, del quale si conservano parti della cinta muraria, fu posseduto originariamente da Ugo de Panico. Fra il 1144 e il 1160 venne ceduto alla chiesa ravennate. Passò poi a Federico Barbarossa, ad Ottone IV, a Gregorio IX e nel 1275 al Comune di Cesena. Dopo avere subito varie conquiste, il 22 marzo del 1661 Roversano fu distrutto quasi completamente da un violento terremoto.... per saperne di più clicca qui.
Per raggiungere il luogo: dal "Ponte Vecchio" di Cesena prendere la Via Roversano, alla destra idrografica del fiume Savio. Fatti circa sei chilometri si arriva alla frazione Trebbo, si prosegue diritto per circa un chilometro ed ecco giunti a Roversano.
Ora, a Roversano, vivono circa cinquanta persone e da alcuni anni, un piccolo gruppo di esse, volonterose e sensibili,  si dedicano alla messa in opera del fantastico Presepio, di cui vi mostriamo alcune scene.
Il medioevale arco dell'entrata a Roversano
Le statue sono tutte a grandezza d'uomo
vista sul Presepio e sulla sottostante valle di Cesena
scene di vita quotidiana sotto le volte che sostengono la rampa dell'entrata al  "Castrum Roversani"
personaggi intenti ai vari mestieri
notaio e fruttivendola
attingimento della preziosa acqua
 il fornaio e le lavandaie
pellegrini che si recano alla grotta
i tre Re Magi
la Grotta col Bambino
(Queste sono solo alcune statue e alcune scene, ce ne sono molte altre)
Aldo, uno dei volontari, intento a distribuire vin brulé 
pasticcini e té offerti dai residenti
Romano, altro volontario, intervistato dalla giornalista di Video Regione
Il Parroco conversa con Aldo dopo la benedizione del Presepio

Il Presepio è sempre visitabile, si può camminare vicino alle statue, confondersi con loro, immergersi così nella commovente atmosfera della Santa Natività.
Visitatelo.. ne vale davvero la pena!!!