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domenica 24 novembre 2013

Breve camminata fra "storia e natura"

Giro ad anello nei dintorni di Gamberaldi. 
Antico borgo, composto dalla piccola chiesa, la canonica, un piccolo cimitero ed una grande villa. "Villa Cavina Pratesi - e Fabbroni". La posizione geografica, del borgo, è delle migliori. Situato a m.657 s.l.m. attorniato da verdi campi che cedono a secolari castagneti. 
La partenza, del breve percorso, inizia dalla corte della splendida villa. Ci si incammina sulla sterrata che sale  a 

Ca' Pianetto; grande casa, ora disabitata, situata all'interno della grande tenuta dei Cavina. 



Da questo luogo,



Grandiosa è la vista sul Borgo Gamberaldi.








Si prosegue per un breve tratto ammirando secolari roveri, poi, si devia, a destra, su carraia che sale ripida.




E' un tratto dove la pioggia ha dilavato e messo ha nudo la roccia. Sembra un'antica mulattiera ma è tutta naturale.









Poco più avanti ci si immette sul sentiero n. 505 CAI
che transita dal Monte Gamberaldi m.828.

 




(Su questo cucuzzolo, 
a destra, si innalzava la torre)


Castrum Gamberaldi: soggetto ai Guidi di Modigliana, concesso nel 1220 da Federico II, nominato anche Camparaldi, nel 1283 se ne impossessò Maghinardo Pagani, dal quale passò al fratello Ugolino a cui venne tolto nel 1314 da Francesco Manfredi. Nel 1353 se ne impossessò Gioacchino Ubaldini che dieci anni dopo morendo lo lasciava al Comune di Firenze, conteso tra questi e i Manfredi di Faenza nel 1371 venne demolito da Giovanni Manfredi.



Dalla sommità del Monte si prosegue sul 505 che ora si porta a mezzacosta a ridosso del borgo Gamberaldi.










E' un piacevole tratto che va ad inserirsi nella sterrata che collega il Borgo Gamberaldi con Chiesuola, ed altri luoghi ancora. E' un lungo sentiero che cavalca il crinale che separa la valle del Sintria alla Valle del Rio Gamberaldi.


Tutta la zona è selvosa e magnifica.





Giunti alla sterrata si può proseguire: a sinistra, seguendo così il sentiero n.505; oppure andare a destra ed in breve scendere al Borgo.
Ed è stato quello che abbiamo fatto, io e la mia amica, causa inizio pioggia.
Si passa quindi da Ca' Nova, in ristrutturazione, e si sfiora Ca' Pratolina; le due case che si intravvedono nella foto. 







Cinque minuti di sterrata e








si giunge al Borgo Gamberaldi, nonché, Villa Cavina Pratesi.  



Ore 2,30 - nessuna difficoltà!      




                                                                   anna  

mercoledì 20 aprile 2011

"ESCURSIONE SUL SENTIERO GARIBALDI"

Domenica 17 aprile 2011
abbiamo percorso il Sentiero Garibaldi, da Popolano a Palazzuolo. Al seguito 50 persone, soci UOEI di Faenza e CAI di Ravenna. Sentiero nato da una ricerca storica, effettuata da, Anna Boschi e Roberto Tassinari, su incarico dell’Ass.ne UOEI di Faenza.
In seguito, il tracciato, è stato segnato ed infine  portato su 
carta escursionistica 1:25.000 “Escursionismo fra  Romagna e Mugello”dall’Associazione stessa. 


Il sentiero ricalca il percorso che, Don Giovanni Verità insieme a Garibaldi e Capitan Leggero fecero la notte fra il 22 e 23 agosto del 1849 per sfuggire ai loro inseguitori. E’ stata questa un’escursione a livello storico-culturale per festeggiare il 150° anno dell’Unità d’Italia. 
Ha partecipato all’escursione il Vice Sindaco di Ravenna Giannantonio  Mingozzi. La sua presenza ha fatto si che l’escursione divenisse non solo una lunga camminata (22 Km) bensì un rendere omaggio ad un illustre personaggio come il Generale Garibaldi.

Dopo otto ore di cammino, all’arrivo a Palazzuolo, siamo stati ricevuti, ufficialmente, dal Sindaco di Palazzuolo, Cristian Menghetti e dall’Ass.re  al Turismo Luciano Ridolfi. E’ seguita una cerimonia con scambio di omaggi tra i responsabili delle due città.
L’ospitalità della città di Palazzuolo è proseguita con un lauto ristoro offerto dalla Pro-Loco e curato dalla gentilissima Signora Romana.  





giovedì 10 febbraio 2011

17 aprile - Escursione sul "Sentiero Garibaldi"



CAI Ravenna - UOEI Faenza
Così, noi, abbiamo pensato di festeggiare il 150° anno dell’Unità d’Italia.
Il 17 aprile 2011- Andremo a percorrere un tratto del possibile itinerario  che Don Giovanni Verità fece percorrere a Garibaldi e Capitan Leggero in quella famosa notte fra il 22 e il 23 agosto del 1849; da Popolano (Marradi) a Palazzuolo sul Senio.
Tra le vicende storiche che hanno interessato questi luoghi dell’Appennino tosco-romagnolo vi è stato il passaggio del Generale Giuseppe Garibaldi e del Capitano Leggero, accompagnati da don Giovanni Verità, ricercati dalle guardie Pontificie e dal Granducato. Correva l’anno 1849, 2 luglio, la lotta attiva per la difesa di Roma era praticamente cessata. Garibaldi, preso atto della disfatta, si rivolgeva a quanti lo avevano seguito fino ad allora dicendo: “La fortuna che oggi ci tradì ci arriderà domani. Io esco da Roma, chi vuole continuare la guerra contro lo straniero venga con me. Io non offro né paga, né quartieri, né provvigioni. Io offro fame, sete, marce forzate, battaglie e morte, chi ha il nome d’Italia non sulle labbra soltanto, ma nel cuore, mi segua” . Con circa quattromila uomini usciva da Roma con l’intenzione di raggiungere Venezia per portare aiuto alla città e farla resistere all’attacco austriaco. Così, in marcia attraverso il Lazio, l’Umbria e le Marche, arrivava a S. Marino, dove, come è noto, si scioglieva la legione. Con un esiguo numero di uomini e con la moglie Anita, ammalata, la sera del 1° agosto piombava a Cesenatico. Con difficoltà riusciva a fare uscire i “bragozzi” dal Porto Canale di Cesenatico, ma venne scoperto dalla marina Austriaca: Otto bragozzi furono catturati, cinque riuscirono a scappare, ma, vista l’impossibilità, di fuga Garibaldi fece arenare i bragozzi a 8 km a nord di “Magnavacca” (ora Porto Garibaldi). Inizia così la cosiddetta “trafila”, cioè il piano di salvataggio e la rete di salvataggio clandestina svoltasi fra il 3 e il 27 agosto 1849. Il 4 agosto alle ore 19,30 moriva Anita alla fattoria “Guiccioli” a Mandriole. Il Generale, straziato dal dolore, non voleva lasciare quel capezzale ma Capitan Leggero lo convinse . Iniziò così quell’avventurosa fuga che attraverso le Valli e poi gli Appennini li doveva portare al porto di Genova. Lunga, avventurosa e sofferta fu la fuga. Ci vollero 22 giorni per arrivare al Monte Trebbio (fra Dovadola e Modigliana), dove li attendeva Don Giovanni Verità che li guidò attraverso un itinerario serpeggiante al confine fra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio su sentieri noti soltanto agli abitanti del luogo e ai cacciatori.
Sulla base della ricerca storica e delle informazioni assunte in loco, che si sono tramandate fra generazioni, si è cercato di ricostruire, per quanto possibile, il percorso seguito da Don Giovanni Verità per condurre i fuggiaschi, Garibaldi e Leggero, da Popolano a Palazzuolo .
L’itinerario, privo di difficoltà, tranne che per la lunghezza, collega la Valle del Fiume Lamone a quella del Senio e si sviluppa su strade sterrate, mulattiere, sentieri, che si mantengono per lunghi tratti in posizione panoramica. Inoltre si toccano o comunque si sfiorano alcune significative testimonianze del passato quali la chiesa di S. Pietro in Valnera, il borgo rinascimentale di Gamberaldi, la Villa di Gruffieto del 1752, la Badia di Susinana, dove, nel 1302 fu sepolto Maghinardo Pagani “il lioncel dal nido bianco che muta parte da la estate al verno” (Inferno, Canto XXVII) e, naturalmente, Palazzuolo.
Programma:
-Durata dell’escursione ore 7,30/8,00 (dipende dal passo)
-Difficoltà EE (per la lunghezza)
-Dislivello m. 970 in salita m. 810 in discesa
-Partenza  ore 06,00, col pullman, da Ravenna -Piazza Natalina Vacchi
-sosta a Faenza ore 06,30 per fare salire altri soci
-arrivo a Popolano ore 07,30
-inizio escursione ore 08,00
Arrivo previsto a Palazzuolo ore 16.00 dove siamo attesi dai volontari della Pro Loco, di Palazzuolo, che ci offriranno un pasto caldo.
Percorso in dettaglio:
                                                      
Si parte dalla piazzetta L. Fabbri di Popolano (276 m.) a lato della statale e del ponte sul Fiume Lamone.




Seguendo i segnavia ci si incammina, poco dopo, lungo uno stradello con Via Crucis per giungere sotto il ponte della ferrovia.



A questo punto, se è possibile, poichè sono sorti problemi di passaggio causa pericolo di crollo del ponticello stesso, si supera il ponte e si prosegue su mulattiera che conduce a Ca’ di Go.








Altrimenti si seguono i nuovi segnavia, per aggirare l’ostacolo, che conducono comunque a Ca’ di Go (470 m.) su percorso più lungo. Si scende quindi sull’altro versante per raggiungere un castagneto, poi una
casa ristrutturata, quindi il Rio di Campo Dosio






ed infine la chiesa di Valnera. Il percorso continua sulla stradina di sinistra per giungere a








Ca’ Bando, poi si sale più ripidamente e si arriva ad un ampio pianoro; si prosegue fino in vista del











  Borgo Gamberaldi
e la sua cinquecentesta Villa






Si svolta a destra, pochi metri per giungere a Ca' "Pratolina", ristrutturata nel 2600 sono stati ricavati tre appartamenti nei quali si può soggiornare. Luogo davvero incantevole. Per informazioni clicca qui.i risale il Monte Gamberaldi, dove transita il sentiero CAI 505. Lo si attraversa e si scende sul versante opposto percorrendo prima un sentiero, quindi uno stradello che raggiunge il Torrente Sintria.



 
 
Superata Ca’ Casetto, si sale fra roccette e roverelle fino al crinale dove si svolta a sinistra. Si prosegue seguendo la segnaletica CAI 545A-519 e segnavia UOEI, fino a giungere alla
 
 
 
 
 
 
   
Villa di Gruffieto. Oltrepassata la costruzione, sulla sinistra, si percorre la mulattiera che, superato un fosso, sale in direzione del Bacero. All’altezza di un capanno da caccia si devia a destra su stradello. Si prosegue passando da un castagneto e, di seguito, da un essiccatoio delle castagne ed infine si giunge al Rio Cesari. Non lo si oltrepassa ma si svolta a sinistra su sterrato che conduce alla
 
 
   
 
Badia di Susinana. Poco prima di raggiungere la Badia, si devia a sinistra su stradello e quindi su sentiero che aggira il monte. Giunti alla strada asfaltata si va a sinistra, se ne percorre un tratto e, poco prima di giungere a Ca’ i Salti, si scende a destra su di un prato; lo si percorre deviando a sinistra e, poco dopo, diventa visibile la vecchia mulattiera che conduce a
 
 
 
   
 
 
 
 
Palazzuolo sul Senio dove ci attende un pasto calto offerto dai volontari della "Pro Loco" di Palazzuolo.
 








Per poter partecipare occorre prenotarsi: la spesa prevista per il trasporto e l'assicurazione verrà calcolata in base al numero dei partecipanti.
Referenti : Anna Boschi - 3355265966 - e-mail piccoloedada@libero.it 
Roberto Tassinari - 3495591056 e-mail tasberto@tiscali.it