giovedì 27 settembre 2012

Balze, M. Fumaiolo, Sorgente del Tevere, Balze

Domenica, 9 settembre 2012
Questo itinerario, che per la maggioranza si sviluppa all'interno di splendide faggete, risulta piacevole anche con  temperature attorno ai trenta gradi.
Partenza dalle Balze di Verghereto m. 1092
Lasciata la piazza si imbocca la strada con indicazione Rimini. Subito sul lato sinistro della strada c'è una sorgente perenne che fornisce ricche acque fresche.








Poco più avanti, sempre sulla sinistra  si trovano i segnavia per S. Alberico; sentiero "00".



           

Lungo la mulattiera ci sono le 14 stazioni della Via Crucis, antiche cellette in arenaria che resistono alle intemperie e danno una forte religiosità al cammino.
Salendo la mulattiera  si fa più larga, il  bosco dirada, lasciando così entrare più luce. Anche se, normalmente sconsigliamo di non partire da soli, questo tratto di sentiero che porta al Monastero, percorso in solitaria fa riflettere e dona serenità e pace.



L'eremo è situato in diocesi di Sarsina, all'altezza di m.1147, tra il monte Ocri, il monte Aquilone e il massiccio del Fumaiolo.
Una tradizione costante attesta che fu fondato ed abitato da S. Alberico, sebbene nulla sia noto con certezza della vita del Santo. Secondo alcuni egli sarebbe vissuto nel V secolo, secondo altri nel XIII secolo, e sarebbe stato amico di S. Francesco. Oggi alcune considerazioni fanno pensare  che egli sia vissuto nell' XI secolo e che sia stato un seguace di S. Romualdo. Tratto da "Storia locale della Romagna"(ore 0.40 - m. 1130).





All'esterno un piccolo campanile a vela


















L'interno è semplice e austero.







Superato il monastero si prende il sentiero n.125 che sale a sinistra all'interno di un fitto bosco. Giunti ad un bivio si va a destra, un tratto scoperto ma presto si è di nuovo dentro al bosco.
Giunti al grande slargo della località faggio scritto, si sale sulla larga massicciata sentiero n. 129 che porta al Rifugio Biancaneve (ore 1.50 - m. 1360).




Dal bellissimo ed invitante prato del rifugio si va a destra e seguendo nuovamente il sentiero 00 si scende al valico e, di seguito, all'interno della splendida e buia pineta si sale alla cima del monte Fumaiolo.
La vista purtroppo è fermata dalla fitta pineta. Ci si deve accontentare di piccole finestrelle; ma, considerando il poco dislivello, vale comunque la pena di salire fino alla cima (ore 2.10 - m. 1393).







Si ritorna sui propri passi, giunti al Valico ci si incammina sul sentiero 104 che porta alla Sorgente del Tevere (ore 2.35 - m. 1265). 












Luogo di una bellezza unica!















Ora si scende alla strada asfaltata e, al secondo tornante, in corrispondenza di un segnavia per la cascata del Tevere, si svolta a sinistra seguendo il sentiero 106 che si inoltra nel bosco (ore 3.10 - m. 1144).













Il percorso sale ripido fino a giungere in uno slargo, luogo chiamato i Laghi, ma oggi di acqua neanche una goccia. (ho scattato questa foto dopo avere superato la zona).

















Si giunge poi ad un secolare faggio, bellissimo e in piena salute. 












Poco dopo, si scende a destra, su sentiero 106/a (ore 3.20 - m. 1206)














che transita ai piedi di ciclopiche arenarie che sovrastano il paese delle Balze e, in quindici minuti, si giunge al paese. 













Sasso di Simone e Simoncello visto dal sentiero n.106




Se si prosegue panoramico sentiero principale si giunge comunque alla mulattiera per S. Alberico che, seguendola a destra, porta alle Balze. (ore 340 - m. 1092).









Tranquilla camminata senza grandi dislivelli adatta a tutti.

Tempo ore 3.40 + le soste
Dislivello m. 530
Lunghezza Km. 10.200 circa                                           


anna

lunedì 10 settembre 2012

Raccoglitrici di polline su Echinopsis oxygona

Anche senza muoversi da casa può capitare di essere testimoni di avvenimenti emozionanti!!
8 settembre 2012.    anna

martedì 21 agosto 2012

Due giorni sul crinale dei Cento Laghi

Escursione sul Crinale dei Cento Laghi. Destinazione Prato Spilla,


Il luogo è raggiungibile:
da Parma transitando per: Langhirano, Pastorello, Lagrimone, Ranzano, Prato Spilla.


da Aulla transitando per: Varano, Passo del Lagastrello, Prato spilla.


Primo giorno: partenza da Prato Spilla (m. 1361) per il Lago Ballano. Si oltrepassa il Ristorante Albergo Prato Spilla, si va a destra, si scende al ponticello in legno e si prosegue su largo stradello. Dopo un buon tratto in piano (ore 0,23 - m. 1377) si svolta decisamente a sinistra, su stretto sentiero in ripida salita dentro al bosco. In questo tratto si incontrano alcune piazzole di vecchie carbonaie. Volgendo lo sguardo a destra si intravede il luccichio delle limpide acque del Lago Ballano. Ma per arrivarci c’è da fare un ampio giro. Dopo alcuni saliscendi si giunge alla strada ghiaiata (ore 1.04 - m. 1548). Se si va a destra si scende al lago Ballano; andando a sinistra si scende al Lago Verde (sentiero n. 707), raggiungibile in pochi minuti.
 Lago di origine tettonica-glaciale che si trova nella Val Cedra, incassato tra il Monte del Lago, il Monte Torricella ed il Monte Bragalata. Usato per scopi idroelettrici le sue sponde sono state alterate. Nella rigogliosa vegetazione si possono osservare alcuni esemplari di Abete Bianco, usato in passato per la costruzione di navi, alcuni Tassi ed anche alcuni arbusti di rododendro. Si ritorna sui propri passi e si scende al Lago Ballano (ore 1.55 - m. 1346). Ora si risale su tranquilla mulattiera dentro al bosco, che porta a Prato Spilla (ore 2.20).


Secondo giorno: Prato Spilla, Lago Palo, Crinale dei Cento Laghi, Laghi Sillara e ritorno per il sentiero basso lungo il quale si incontra il Lago Martini.


Ci incamminiamo sulla pista da sci. Fatti circa cinquanta metri si svolta a sinistra su sentiero CAI 703/A. Questo sale ripido in mezzo al bosco. Il fondo a ciottoli fa pensare ad una antica mulattiera. In breve si giunge al Lago Palo (ore 0.30 - m. 1488). Anch’esso fa parte delle innumerevoli conche lacustri di origine glaciale che si trovano in questa fantastica zona. Si costeggia il lago sulla destra per l’esatta sua metà, poi lo si abbandona per salire a sinistra al margine del bosco fino a giungere alla Forcella del Lago (ore 1.00 – m. 1628). Ora si sale la dorsale di destra e ci si immette in uno stretto sentierino che taglia un fittissimo vaccinieto e che in breve porta alla sella fra il Monte Malpasso e Cima Canuti (ore 1.10 – m. 1683). 

Fantastica la vista sul Golfo de La Spezia, le Apuane, Monte Giovo con le sue antenne, l’Alpe di Succiso, Monte La Nuda e i Groppi di Camporaghena. Si va a destra cavalcando la stretta dorsale, ma senza alcuna difficoltà, verso Cima Canuti (ore 1.20 – m. 1730). Ora si prosegue per la seconda cima. Ancora una breve discesa ed una nuova salita a Cima Pitturina (ore 2.02 – m. 1733). Come si può capire stiamo cavalcando la schiena di un dromedario che, subito dopo, diventa la schiena di un drago; infatti si dovrà scendere su cresta a roccette alquanto esposta. E’ un tratto da percorrere con la massima prudenza fino a Foce Branciola (ore 2.15 - m. 1680). Ora, senza alcuna difficoltà, tranne la fatica, si sale a Monte Bocco (ore 2.40 – m. 1783). Qui si trova un grosso omino impilato. Si scende a Monte Uomo Morto (ore 2.50 – m. 1766) e si risale ad un’altra cima senza nome. Si prosegue per Passo Giovarello; in basso a destra si intravedono il Lago Martini, Capanna Cagnin e il Lago Verde. Ancora un buon tratto e si giunge a Passo Campione. Per i Laghi Sillara si va a destra; se si vuole salire a Cima Sillara si va diritto in ripida salita. Il nostro scopo è quello di raggiungere i Laghi Sillara, quindi andiamo a destra su sentiero a mezzacosta che porta, in breve, sopra i laghi. Un vero spettacolo, visti da questa posizione. L’ultimo tratto si fa su ripidissima discesa. Sensazionale è la vista delle acque di questi due laghetti; cristalline e di un blu intenso fanno restare senza parole (ore 4.10 – m.1730). Per il ritorno si prende il sentiero basso che transita da Passo Cavallo e scende al Lago Martini (ore 5.00 – m. 1709). Purtroppo le acque di questo laghetto si stanno prosciugando, un vero peccato perché qui vive il Tritone (Triturus alpestris), un piccolo anfibio simile ad una lucertola che appartiene al genere salamandridae e se il lago si prosciuga questo simpatico e raro animaletto va incontro a vita dura. Da questo punto si ritorna sulle piste da sci e, di seguito, si scende a Prato Spilla (ore 5.40 – m. 1351).

domenica 22 luglio 2012

La bella Val Rendena

WEEK-END IN TRENTINO

Itinerario: Caderzone, Rifugio Giuliano, Val Genova,  Cascate di Nardis, Caderzone.
Sin dall’epoca preistorica l’uomo colonizzò il territorio del Trentino, territorio che  si presenta a forma di farfalla e che per la maggioranza è montuoso, ad esclusione  di alcune piccole aree pianeggianti situate nei fondovalle. La Val Rendena è famosa per le sue cascate formate dal Fiume Sarca che scende dai sovrastanti ghiacciai dell'Adamello. Spettacolari e impetuose, le sue acque rumoreggianti si fanno strada fra rocce e grossi massi che pian piano leviga. La sua folle corsa si placa solo una volta giunto a valle per  proseguire poi silenzioso e tranquillo lambendo i verdi prati, della Val Rendena, oasi di pascolo per la famosa vacca di colore“bigio”.
La quota più bassa del territorio del Trentino si trova al lago di Garda (65 m. s.l.m.), quella più alta sul Monte Cevedale (3764 m. s.l.m.).

Caderzone, nostro punto di partenza, è un incantevole luogo dove il verde dei prati, ricco di sfumature, si fonde con il verde più scuro dei boschi, dove lo sguardo viene attirato dall’azzurrissimo cielo punteggiato da candide nuvole bianche e dove si possono ammirare, fra prati e cielo, le alte cime dell’Adamello-Presanella e le affilate guglie delle dolomiti di Brenta.   I sentieri che si estendono in ogni angolo del territorio sono adatti sia per chi vuole fare semplici passeggiate sia per chi vuole affrontare percorsi  più impegnativi.                                 
Il percorso:

sabato: parcheggiata l’auto vicino al cimitero di Caderzone  (m. 770),  si ritorna sulla strada asfaltata e si va a destra. Si oltrepassa la chiesa e, poco più avanti,si sale la bella gradinata, a sinistra, che porta sulla stradina asfaltata dove, in un bivio, si trovano i segnavia per i Laghi S. Giuliano, sentiero n. 221. 
Si prosegue per la Via S. Giuliano per un breve tratto, poi la si abbandona per prendere lo stradello, lastricato, che sale a sinistra (ore 0.15).
E’ una mulattiera messa in opera negli anni trenta dalla gente del luogo, costruita con maestria e tanta fatica. 

Essa,  salendo senza soluzione di continuità, termina a Malga Campostril (ore 2,50 – m. 1830). 
Da questo punto si prosegue su stretto sentiero sassoso, in ripida salita,fino al  bellissimo Lago Vacarsa o di Campostril, di origine glaciale. 
Le sue acque incontaminate ospitano la trota fario, salmonide di notevole bellezza, autoctono delle nostre acque montane (ore 3,10 – m. 1912).
La salita non è ancora terminata, un ulteriore ripidissimo tratto porta alla Bocchetta dell’Acqua Fredda da dove si gode un’ampia vista sui fantastici rilievi della Val Genova (ore 4,20 – m. 2178). 
Ora si scende nella bella conca che ospit bellissimi laghi Garzonè e S. Giuliano,
in riva ai quali si trova il piccolo e simpatico Rifugio S. Giuliano, gestito con competenza ed estrema gentilezza. Questo luogo, incantevole, infonde pace e serenità 
(ore. 5,10 – m. 1960).
Domenica 
Spalle al Rifugio, sentiero n. 221, si risale il crinalino e si ridiscende in Val Germenega, dove si trovano sia la Malga omonima che, spostandosi di cento metri a sinistra, il suo piccolo laghetto (ore 1,00 – m. 1869). Si ritorna sui propri passi e, lasciando la malga sulla destra, in corrispondenza di essa, si va a sinistra. Poco dopo si trovano i segnavia. Si va a destra, seguendo il segnavia Germenega Bassa, sentiero n.224. Si percorre una zona prativa inzuppata di acqua, dove scorre anche un bel torrente che lo si guada su ponticello in legno. 
Poco dopo, quando il prato viene interrotto da un boschetto, si devia a destra su evidente traccia, tenendo sempre il torrente sulla destra (ore 2.00 – m. 1596). 
Alla vista della Malga si trovano di nuovo i segnavia per Val Genova, sentiero n. 244, che prosegue a destra. Si supera un nuovo ponticello ed, in breve, si inizia a scendere. E’ una lunga e ripida discesa che porta sul sentiero delle cascate (ore 3.15 - m. 1072).
Si va a destra. 
"Andando a sinistra si attraversa il dirompente e rumoroso Fiume Sarca e ci si immette nella strada asfaltata della Val Genova"
Ora il sentiero a fondo sassoso segue sempre la destra idrografica del Sarca in un ambiente boschivo e fresco, da percorrere con attenzione in caso di fondo bagnato.
Si giunge così alla fantastica cascata di Nardis, formata dal torrente Nardis che discende dalla Presanella (ore 3.55 – m. 976). Ora, avendo sempre il fiume sulla sinistra, si prosegue su largo stradello che, poco dopo, si immette nella strada asfaltata che è da seguire a destra. Dopo avere superato il bacino dell’ENEL si va a destra sulla prima sterrata con indicazione Carisolo.  
Di seguito ci si immette nella pista ciclabile che attraversa la splendida valle percorsa dal

 Fiume Sarca che, ora placato, scorre tranquillo e accompagna fino a Caderzone
(ore 5,10- m. 770).



E' vero.. il tempo passa inesorabile, ma per fortuna alcune testimonianze del passato ancora restano.....


anna